Apri la scheda di un’azione su qualsiasi broker. Trovi una colonna di sigle: P/E, EV/EBITDA, P/B, ROE, FCF yield. Sembrano un codice segreto.
In realtà sono strumenti che rispondono ognuno a una domanda precisa. Conoscerli ti permette di confrontare aziende diverse e capire la storia che si nasconde dietro quei dati.
P/E Ratio — Quanto paghi ogni euro di utile
P/E = Prezzo dell’azione / Utile per azione (EPS). Se un’azione quota 100€ e guadagna 5€ per azione, il P/E è 20 — come comprare la gelateria sotto casa pagando 20 anni di profitti in anticipo.
- P/E basso (5-12x): potrebbe indicare un titolo sottovalutato, un settore maturo o problemi noti. Le banche italiane si muovono spesso in questo range.
- P/E medio (15-25x): nella norma per aziende solide con crescita moderata. L’S&P 500 in media storica si aggira su 16-17x.
- P/E alto (30x+): il mercato si aspetta crescita forte. Se non arriva, il titolo tende a correggere.
Esempio pratico: compri un’azione a 100€ con 4€ di utili (P/E = 25). Se quegli utili crescessero del 50% annuo per 10 anni, al decimo anno l’utile sarebbe ~150€ e con lo stesso P/E di 25 l’azione varrebbe 3.750€. Al contrario, se gli utili crescessero a soli 5€ e il mercato rivalutasse il P/E a 4, l’azione varrebbe 20€. Il P/E incorpora le aspettative di crescita: se queste vengono deluse, il prezzo reagisce di conseguenza.
Trailing P/E usa gli utili degli ultimi 12 mesi (reali). Forward P/E usa le stime future — che possono sbagliarsi. Il CAPE di Shiller usa la media degli utili degli ultimi 10 anni corretta per l’inflazione: aiuta a ridurre le distorsioni cicliche.
EV/EBITDA — Il P/E per i professionisti
EV (Enterprise Value) = Capitalizzazione + Debito netto − Cassa.
EBITDA = Utile prima di interessi, tasse, ammortamenti.
L’EV dà un’idea di quanto costerebbe comprare l’intera azienda. L’EBITDA è un proxy del cash flow operativo.
Perché può essere più utile del P/E: non dipende dalla struttura fiscale, considera il debito, permette confronti internazionali ed è lo strumento usato nei deal M&A.
Come leggerlo per settore:
- Utility (Snam, Terna): tendenzialmente 8-12x
- Industriali: tendenzialmente 10-15x
- Tech e crescita: tendenzialmente 20-40x+
- Banche: non si usa (il debito è il loro business)
ROE — Quanto guadagna l’azienda con i tuoi soldi
ROE = Utile netto / Patrimonio netto. Dà un’indicazione dell’efficienza del capitale investito dagli azionisti. Diversi value investor cercano aziende con ROE sopra il 15% per almeno 10 anni — un possibile segnale di vantaggio competitivo duraturo.
Attenzione al debito: un’azienda molto indebitata ha patrimonio netto basso, quindi anche utili modesti generano un ROE apparentemente alto.
Esempio: Azienda A — patrimonio 1.000, utile 100 = ROE 10%. Azienda B — patrimonio 200, utile 100 = ROE 50%. Se i tassi salgono, B potrebbe trovarsi in difficoltà.
Regola d’orientamento: ROE alto con debito basso è tendenzialmente un buon segnale. ROE alto con debito alto merita approfondimento.
Free Cash Flow — La cassa frusciante
FCF = Flusso di cassa operativo − Capex. La cassa è difficile da falsificare: o ce l’hai o non ce l’hai. Un’azienda con utili alti ma Free Cash Flow basso o negativo è un segnale che vale la pena indagare.
FCF Yield = FCF / Capitalizzazione. Se un’azienda ha FCF yield del 6% e il BTP a 10 anni rende il 3,5-4%, la differenza può giustificare il rischio aggiuntivo dell’azionario — o no. Dipende dal contesto.
P/Book — Quanto paghi rispetto agli asset
P/Book = Prezzo / Patrimonio netto per azione.
P/Book 1 = paghi il valore contabile. P/Book 3 = paghi tre volte — il mercato valuta brand, know-how, posizione competitiva.
Utile per banche e industriali pesanti. Meno rilevante per il tech. Le banche italiane quotano spesso sotto 1x: può essere opportunità o sfiducia. Di solito: entrambe.
ROIC — Return on Invested Capital
ROIC = Utile operativo netto dopo le tasse / Capitale investito totale. Aiuta a capire quanto rende ogni soldo investito — non solo degli azionisti, ma tutto il capitale.
Il gommista di quartiere: investiti 200.000€, utile operativo 40.000€ → ROIC 20%.
Il gommista della porta accanto: investiti 600.000€, utile 36.000€ → ROIC 6%.
Regola d’orientamento: se il ROIC supera il costo del capitale (WACC), l’azienda tende a creare valore. Se è sotto, tende a distruggerlo — anche se l’utile è positivo.
Margine Netto — Quanto rimane in tasca
Margine Netto = Utile netto / Ricavi. Su ogni 100€ incassati, quanti ne tieni dopo tutto?
- Ferrari: ~20% (lusso puro)
- Supermercati: 1-3% (vivono di volumi)
- Microsoft: 35-40% (il paradiso del software)
- Compagnie aeree: sotto il 5% quando positive
Un margine netto alto e stabile per un decennio tende a indicare qualcosa che i concorrenti non riescono a replicare.
Come usarli insieme
Nessun indicatore funziona da solo. Un P/E basso può significare azienda sottovalutata, settore in crisi, management distruttivo o utile gonfiato da una tantum.
Check minimo prima di approfondire:
- P/E in linea col settore e con le prospettive di crescita?
- EV/EBITDA confrontato coi competitor?
- ROE consistente su 5-10 anni?
- Debito/patrimonio sostenibile?
- Il FCF si trasforma in vera cassa?
Se tutti questi segnali sono positivi e il prezzo sembra ragionevole, potrebbe valere la pena approfondire. Se uno segnala problemi, cercate di capire perché prima di comprare.
Prima di guardare i numeri, cerca di capire il settore. Poi cerca gli indicatori che misurano le variabili giuste per quel settore specifico. Se sei pignolo nel risparmiare 30€ su un cellulare, perché non fai lo stesso quando acquisti un titolo?







