Hai aperto un conto su un broker online. Hai qualche soldo da investire. Guardi Ferrari sul FTSE MIB e ti chiedi: ma questo titolo è caro o è un’occasione?
Il bivio è sempre lo stesso: guardare i numeri dell’azienda (bilanci, utili, debiti) oppure i grafici dei prezzi (candele, medie mobili, supporti e resistenze). Le prime usano l’analisi fondamentale. Le seconde l’analisi tecnica. Possono avere ragione entrambe — in momenti diversi, per obiettivi diversi.
L’analisi fondamentale
Parte da una domanda semplice: qual è il valore intrinseco di questa azienda? E quel valore è riflesso nel prezzo attuale?
Immagina il chioschetto del lemoncocco a Roma. Fattura 300k, utile di 60k, zero debiti. Se te lo vendessero a 60k ti basterebbero un anno di utili per ripagarti l’investimento. A 1,2 mln staresti pagando 20 anni di utili. Non serve una laurea in finanza per intuirlo.
L’analisi fondamentale applicata alle azioni funziona con la stessa logica. Solo che invece del chioschetto hai Ferrari o ENI, e invece di due chiacchiere col proprietario ti tocca leggerti il bilancio.
L’analisi tecnica
Parte da un assunto diverso: il prezzo di mercato sconta già tutto. Non devi sapere se Ferrari vale più o meno. Vuoi capire dove sta andando il prezzo nelle prossime ore, giorni, settimane.
È come guardare il traffico invece di fare il tagliando all’automobile. Non ti interessa se la strada è bella o brutta. Ti interessa se ci sono code, se il flusso sta accelerando o rallentando.
Attenzione: queste informazioni possono aiutare col timing, ma possono anche diventare una trappola per chi faccia trading intraday. Se i soldi facili fossero una scienza saremmo tutti miliardari.
Benjamin Graham e le idee che cambiarono tutto
Il padre dell’analisi fondamentale si chiamava Benjamin Graham, economista e investitore americano. Negli anni ’30 e ’40 codificò un’idea che avrebbe influenzato generazioni: comprare qualcosa che vale 1 a 0,50, così da avere un “margine di sicurezza” qualora le sue valutazioni fossero sbagliate.
Graham scrisse due libri che ancora oggi girano sulle scrivanie di molti investitori: Security Analysis (1934, per nerd) e The Intelligent Investor (1949, per tutti). Proprio Warren Buffett, allievo di Graham, applicando le sue teorie è diventato uno degli investitori più influenti della storia moderna.
Cosa guardano i fondamentalisti
- P/E (Price/Earnings): quanto paghi per ogni euro di utile. Va sempre confrontato col settore.
- EPS (Earnings Per Share): utile per azione. Se è in crescita, tendenzialmente è un segnale incoraggiante.
- Rapporto debito/patrimonio netto: un’azienda carica di debiti tende ad essere più fragile, specialmente con tassi alti.
- Free Cash Flow: quanta cassa genera davvero l’azienda. Gli utili si possono aggiustare contabilmente. Gli sghei, no.
- Dividend yield: quanto rende in dividendi rispetto al prezzo. Cosa che piace molto a noi italiani.
Cosa guardano i tecnici
- Medie mobili (MA): media dei prezzi degli ultimi X giorni. Prezzo sopra la media tende a essere letto come segnale rialzista.
- RSI (Relative Strength Index): segnala zone di ipercomprato (sopra 70) o ipervenduto (sotto 30).
- MACD: incrocio di medie mobili che genera segnali di acquisto e vendita. Molto usato nel trading di breve.
- Supporti e resistenze: livelli storici dove il titolo ha già rimbalzato o si è fermato.
- Volumi: un rialzo con volumi alti tende ad essere più credibile di uno con volumi bassi.
Un esempio pratico: Ferrari nel 2025
Ferrari (RACE) ha un P/E intorno a 50-55x, ben sopra la media del settore automotive (8-12x). Il mercato sta pagando un premio per la crescita futura e per il moat del brand.
Ha senso? Dipende dalle aspettative: se si crede che Ferrari farà crescere gli utili del 25% annuo per i prossimi 10 anni, quel P/E potrebbe avere una logica. Se si pensa che rallenterà, si sta probabilmente pagando troppo. Nessuno ha la sfera di cristallo.
Esempio: FTSE MIB nel 2025
Il FTSE MIB ha raggiunto il massimo degli ultimi 5 anni a inizio 2025 intorno ai 38.000 punti (oggi ampiamente sopra i quaranta). Superare la resistenza storica a 38.000 con volumi alti sarebbe stato letto come segnale rialzista forte.
Non si tratta di prevedere se l’economia crescerà — si tratta di leggere il sentiment del mercato in quel momento. C’è però un però: in questa partita gli algoritmi e i professionisti hanno certamente più mezzi dell’investitore appassionato.
Fondamentale: quando usarla
Può aiutarti se:
- investi a lungo termine
- non hai tempo di monitorare ogni giorno
- vuoi capire cosa possiedi davvero
- ti piace leggere bilanci e capire le aziende
Limite: non dà indicazioni precise su QUANDO comprare.
Tecnica: quando usarla
Può aiutarti se:
- fai trading attivo su orizzonti brevi
- vuoi ottimizzare il timing di entrata
- gestisci il rischio con stop-loss
- operi su mercati molto liquidi (forex, materie prime)
Limite: si basa su dati passati e non prevede eventi improvvisi.
Il punto chiave
La fondamentale è strategica: aiuta a capire COSA comprare. La tecnica è tattica: aiuta a capire QUANDO. La maggior parte degli investitori esperti tende a usare entrambe.
Esempio: sei convinto che ENI sia sottovalutata. Prima di comprare, guardi il grafico: rimbalzo su media mobile, volumi in aumento, MACD che cambia. Se invece è in caduta libera e ha rotto tutti i supporti, aspetti. Il mercato può restare irrazionale più a lungo di quanto tu possa restare solvente.






