Se dovessi spiegare i Certificati Phoenix a tuo nonno al bar, gli diresti: “È come avere un’azione che ti paga cedole anche quando perde valore, a patto che non crolli troppo.” Il nome viene dalla mitologia: la fenice che rinasce dalle proprie ceneri. E qui l’idea è la stessa — il certificato “rinasce” e ti paga anche i coupon arretrati quando il sottostante torna sopra un certo livello, anche se prima era sceso. I Phoenix appartengono alla categoria ACEPI dei certificati a Capitale Condizionatamente Protetto, una delle più popolari in Italia — quella che include Phoenix, Express, Cash Collect e Athena. Se il tuo consulente ti propone un certificato, c’è una buona probabilità che sia proprio un Phoenix. Un Certificates Phoenix è un derivato strutturato che appartiene alla categoria ACEPI Capitale Condizionatamente Protetto. Prima cosa da capire: quando compri un certificato Phoenix su ENI, NON stai comprando azioni ENI. Non possiedi quote dell’azienda. Non hai diritto di voto. Non ricevi i dividendi. Nessuno ti tiene la sedia calda all’assemblea degli azionisti. Hai invece un contratto derivato con una banca per cui questa ti promette di restituirti soldi secondo regole precise legate all’andamento di ENI. È la stessa differenza che c’è tra comprare una casa e comprare un’opzione per acquistarla. Nel primo caso sei proprietario, nel secondo hai un contratto con qualcuno che ti darà (o non ti darà) qualcosa in base a come va il mercato entro una certa data. E a scadenza, generalmente, non riceverai comunque la casa (l’azione), ma la differenza tra il prezzo iniziale e il prezzo a scadenza. Coupon (cedola): un pagamento periodico che ricevi se il sottostante rispetta certe condizioni. Tipicamente: se alla data di osservazione il sottostante è sopra il livello coupon predefinito. Effetto memoria (memory): la caratteristica distintiva del Phoenix. Se un trimestre il coupon non viene pagato perché il sottostante è sotto il livello richiesto, quel coupon non viene perso per sempre. Quando il sottostante torna sopra il livello, ricevi tutti i coupon arretrati in una volta sola. Questo è il momento “rinascita dalle ceneri”. Scenario A: ENI oscilla ma regge Anno 1: ENI quota 18€ (sopra 13€) → coupon pagato: 70€. Anno 2: ENI scende a 15€ (sopra 13€) → coupon pagato: 70€. Anno 3: ENI scende a 14€ (sopra 13€) → coupon pagato: 70€. Anno 4: ENI risale a 19€ (sopra 13€) → coupon pagato: 70€. Anno 5: ENI quota 17€ (sopra barriera 12€) → coupon 70€ + rimborso capitale 1.000€. Risultato: hai incassato 350€ in cinque anni (35% totale) e ripreso i tuoi 1000 euro anche se ENI è scesa da 20€ a 17€, perdendo il 15%. Se avessi comprato azioni ENI normali, avresti perso il 15% sul prezzo — ma attenzione: avresti anche incassato i dividendi distribuiti nel frattempo, che il certificato non ti trasferisce. Scenario B: ENI affonda ma poi risale (qui brilla l’effetto memoria) Anno 1: ENI quota 18€ (sopra 13€) → coupon pagato: 70€. Anno 2: ENI crolla a 11€ (sotto 13€) → coupon NON pagato, ma va in memoria: 70€ dovuti se risale. Anno 3: ENI resta a 10€ (sotto 13€) → coupon NON pagato, due coupon in memoria: 140€. Anno 4: ENI risale a 16€ (sopra 13€) → coupon pagato: 210€ (70€ anno 4 + 70€ anno 2 + 70€ anno 3 recuperati). Anno 5: ENI quota 15€ (sopra barriera 12€) → coupon 70€ + rimborso capitale 1.000€. Risultato: hai incassato tutti i 350€ comunque, anche se per due anni ENI era sotto il livello coupon. Questo è il meccanismo della memoria: l’uccello è rinato dalle ceneri. Nota: negli anni 2 e 3 ENI era scesa sotto la barriera di 12€ (a 11€ e 10€), ma poiché la barriera di questo esempio è europea (e quindi verificata solo alla data di scadenza finale) quelle discese non contano ai fini contrattuali. A scadenza ENI quota 15€, sopra la barriera: protezione intatta, capitale rimborsato al 100%. Con una barriera continua o discreta lo scenario sarebbe stato molto diverso. Scenario C: ENI crolla e non si riprende (ahia!) Anno 1: ENI quota 18€ → coupon pagato: 70€ (incassato a fine anno 1). Anno 2: ENI crolla a 10€ → coupon NON pagato. Anno 3: ENI scende a 9€ → coupon NON pagato. Anno 4: ENI risale a 11€ → coupon NON pagato (ancora sotto 13€). Anno 5: ENI quota 10€, sotto la barriera di 12€ → la barriera si rompe. Se avessi comprato azioni ENI, avresti perso il 50% sul prezzo (da 1.000€ a 500€), ma avresti incassato i dividendi nel frattempo. Col Phoenix hai limitato la perdita al 43%, ma senza dividendi. Molti Phoenix non hanno un singolo sottostante, ma un paniere di due o tre titoli (per esempio tre banche italiane). In questo caso spesso entra in gioco la logica worst-of: barriera e livello coupon vengono valutati sull’azione più in perdita del paniere, non sulla media. Questo cambia radicalmente il profilo di rischio. Con tre titoli, la probabilità che almeno uno crolli oltre la barriera è strutturalmente più alta che con un singolo sottostante. Non perché i titoli siano peggiori, ma perché basta che uno solo rompa la barriera. Spesso i panieri worst-of offrono coupon più alti proprio per compensare questo rischio aggiuntivo. Il rischio comunque c’è e vale la pena capirlo prima di guardare tutto il resto. Controlla sempre nei Final Terms quale tipo di barriera ha il tuo certificato. Non limitarti mai al kid o alle chiacchiere di chi ti spiega a voce come funziona. Rischio emittente: i certificati sono debito non garantito della banca emittente. Se l’emittente fallisce puoi perdere il capitale investito anche se ENI vola. Non c’è nessun Fondo di Garanzia dei Depositi che ti copre — quello vale solo sui depositi fino a 100.000€. Prima di comprare, verifica sempre il rating corrente dell’emittente sui siti delle agenzie di rating e diversifica su più emittenti, tanto più se investi cifre importanti. Vendita anticipata — nessuna protezione: la barriera ti protegge SOLO a scadenza. Se devi vendere prima (emergenza, bisogno di liquidità), il prezzo del certificato segue il mercato. Se ENI è crollata del 40%, il tuo Phoenix varrà molto meno dei 1.000€ iniziali — barriera o non barriera. Niente dividendi: con un Phoenix su ENI non ricevi i dividendi che ENI distribuisce. Quelli restano nella struttura e contribuiscono a finanziare i coupon che ti vengono pagati. Tienilo a mente quando confronti il coupon del Phoenix con il dividend yield del titolo sottostante. Hai una view positiva su un sottostante ma con prudenza. Pensi ad esempio che ENI terrà, ma non vuoi rischiare troppo. La barriera ti dà un cuscinetto. Vorresti flussi cedolari regolari. Hai bisogno di incassi periodici e ti piace l’idea di cedole anche se il mercato scende un po’. Mercati laterali o titoli poco volatili. I Phoenix tendono a funzionare meglio quando il sottostante oscilla ma non crolla. In questi scenari possono offrire rendimenti interessanti, anche se il confronto con gli ETF dipende sempre dalla struttura specifica e dal contesto di mercato. Hai letto i Final Terms. Sai che tipo di barriera ha (europea, discreta o continua), quando viene pagato il coupon, cosa fa l’effetto memoria, se c’è un meccanismo worst-of, e conosci pure il rating dell’emittente e capisci i fondamentali del sottostante. Mercati rialzisti forti. Se credi che il sottostante volerà, meglio comprare l’ETF o l’azione. Col Phoenix guadagni solo il coupon (7% annuo) anche se il titolo fa +50%. Alta volatilità. Se il sottostante è molto volatile, rischi che rompa la barriera. Non hai capito come funziona né letto i Final Terms. In quel caso muves: a studiare. La banca non fa scommesse. Fa matematica finanziaria. A differenza dei certificati a capitale protetto, dove l’obbligazione zero coupon copre l’intero nominale e il residuo finanzia una opzione call, il Phoenix ha una struttura diversa, perché la protezione del capitale è condizionale, non assoluta. Il meccanismo centrale è la vendita implicita di opzioni put down-and-in. Proviamo a spiegarlo senza tecnicismi. Una put normale è come un’assicurazione: se la compri ti paga se il titolo scende sotto un certo prezzo. Una put down-and-in è invece una versione condizionata: quando la banca ne vende una a un investitore questa si attiva solo se il titolo sottostante tocca una soglia minima prestabilita (la barriera). Se quella soglia non viene mai toccata, l’opzione non esiste e il venditore si è preso il premio senza pagare niente. È come vendere un’assicurazione contro le alluvioni a qualcuno che abita in montagna: la banca incassa il premio, ma potrebbe anche dover risarcire qualcuno. Nel Phoenix, la banca vende implicitamente queste opzioni e tu, in quanto acquirente del certificato, sei il venditore indiretto di quella protezione. Incassi le cedole perché ti accolli il rischio che, a scadenza, il sottostante sia sotto la barriera e l’opzione si attivi. Il premio incassato da questa vendita finanzia i coupon periodici. L’effetto memoria è semplicemente una clausola contrattuale che accumula i coupon non pagati e li eroga quando scattano le condizioni. La banca come ci guadagna? Con lo spread tra il costo reale della struttura e il prezzo a cui te la vende, oltre che con le commissioni embeddate nel certificates. Se vuoi leggere altri contenuti come questo, iscriviti alla nostra newsletter. È gratuita.
L’uccello che rinasce dalle ceneri (e ti paga lo stesso)
Cos’è un Certificato Phoenix (versione senza giri di parole)
Il Phoenix ha quattro caratteristiche chiave:
Un esempio ipotetico: Phoenix su ENI
Prendiamo un Phoenix con numeri semplificati per chiarezza:
Valore iniziale ENI: 20 euro
Livello coupon: 65%, quindi se sta sopra i 13 euro prendi il coupon
Coupon: 7% annuo (70 euro/annui su nominale 1.000 euro)
Effetto memoria: sì
Il rischio worst-of: quando il paniere ti tradisce
Le chicche del barista (cosa nessuno ti dice)
La barriera europea ti dà un cuscinetto (ma non è l’unico tipo)
Come abbiamo visto negli scenari, il tipo di barriera cambia tutto. Le tre varianti principali:
I rischi da non dimenticare
Quando potrebbe avere senso considerare un Phoenix
Quando potrebbe non essere la scelta più adatta
Certificati Phoenix per nerd: sotto il cofano
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative ed educative. Non costituiscono consulenza finanziaria, raccomandazione d’investimento né sollecitazione al pubblico risparmio. I mercati finanziari comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Prima di effettuare qualsiasi operazione, è necessario valutare il proprio profilo di rischio e, se opportuno, rivolgersi a un consulente finanziario abilitato. Finanza da Bere non si assume responsabilità per le decisioni d’investimento dei lettori.






